Nel mondo del collezionismo televisivo italiano esistono oggetti che valgono più dell’oro. Non solo per il prezzo, ma per il simbolo che rappresentano. E tra questi ci sono senza dubbio le leggendarie cinture indossate da Raffaella Carrà durante gli anni d’oro della televisione italiana. Accessori diventati iconici, scintillanti, provocatori, immediatamente riconoscibili.
Dal 10 maggio la Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto ha ospitato la mostra “Rumore” con 30 abiti esposti. In due abiti iconici della Carrà mancano due cinture allegate agli abiti, cinture sparite. Ad accorgersi dei pezzi mancanti sono stati Giovanni Gioia e Vincenzo Mola, proprietari di Collezioni Carrà.
Per capire il valore di questi oggetti bisogna tornare agli anni Settanta e Ottanta, quando la Carrà rivoluzionò il linguaggio televisivo italiano. Le sue cinture metalliche, spesso abbinate a top cortissimi e coreografie energiche, non erano semplici accessori di scena. Erano una dichiarazione estetica.
Non è la prima volta che il patrimonio culturale della TV italiana finisce al centro di vicende controverse. Costumi, copioni, gioielli di scena e accessori spariscono spesso dagli archivi dopo traslochi, chiusure di studi o passaggi di proprietà, tutto va a finire nel mercato nero dei collezionisti di cimeli a tutti i costi di personaggi amati.
Calogero Vignera